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La guerra in termini di costi e benefici

Alcune guerre sono state sicuramente proficue, altre meno soprattutto quando il tempo si prolunga e i costi aumentano

Nella newsletter della settimana scorsa ho parlato del costo di una guerra, per chi fosse interessato può leggerla sul mio profilo Linkedin. Questa settimana ne parlano diverse testate giornalistiche le quali hanno dettagliatamente quantificato a quanto potrebbe giungere il costo reale di una guerra. Scrive il sito Linkesta:

La guerra è più attrattiva se gli asset di cui ci si può appropriare producono profitti, in particolare se il mercato internazionale è poco competitivo e i costi sono ridotti: in buona sostanza, se i tempi dell’invasione vittoriosa sono brevi. Il petrolio del Kuwait citato in precedenza è più profittevole del grano ucraino, che ha un livello di profitti futuri limitato dalla concorrenza internazionale. I costi sono collegati alle truppe e alle attrezzature impiegate, e al tempo necessario per la vittoria: più lunghe sono le operazioni e più salgono i costi.Una ricerca della Duke University fa un’analisi costi benefici di cinque guerre dove erano coinvolti gli Stati Uniti (Korea, Vietnam, Grenada, Panama, Golfo) e in nessun i benefici intangibili sono stati superiori ai costi sopportati (nemmeno aggiungendo all’equazione i benefici intangibili). I costi salgono perché le attrezzature impiegate sono sofisticate e il materiale è più costoso: le armi bianche non si consumano, un proiettile da mortaio costa 300 euro, un razzo stinger 40mila.

Inoltre, scrive ancora il sito che le speculazioni in atto coinvolgono sempre maggiormente il settore del cibo:

Ma il problema non è da imputare all’oggi, e dipende da scelte che nel tempo si sono rivelate problematiche. L’Italia è costretta ad importare materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti dalle industrie agli agricoltori, costretti dal calo dei compensi negli ultimi anni a ridurre la produzione di mais e di grano. Con lo scoppio della guerra e la crisi energetica sono aumentati mediamente di almeno 1/3 i costi produzione dell’agricoltura. La presenza nel nostro paese di 5 milioni di italiani in una situazione di indigenza economica, secondo il documento sulla crisi consegnato dal presidente della Coldiretti Ettore Pradini al Ministro per le Politiche Agricole Stefano Patuanelli, ha messo ulteriormente in crisi la filiera.

Il costo intangibile di una guerra si basa anche su questi dati che possono costringere un paese a rivedere le proprie politiche economiche sul lungo periodo.

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