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La casa rimane la prima scelta degli italiani

Una ricerca congiunta ha fotografato la situazione delle famiglie italiane, la casa rimane la prima scelta

Istat e Bankitalia hanno diramato una nota congiunta sullo stato della ricchezza delle famiglie italiane e dalla sua composizione. L’obbiettivo di questi dati è avere un quadro completo della ricchezza nazionale netta e lorda. Viene fuori che la casa rimane la principale forma d’investimento delle famiglie per un valore di circa 5 miliardi, le attività finanziarie hanno raggiunto la ragguardevole quota dei 4.800 miliardi. Dati in crescita rispetto all’anno precedente grazie anche ad un aumento dei depositi e delle riserve assicurative. La passività delle famiglie è pari 967 miliardi, numeri stabili rispetto agli anni precedenti.

Il confronto con altri paesi. Visti i dati e confrontandoli con altri paesi di pari entità la ricchezza netta delle famiglie italiane resta enormemente elevata se viene rapportata al reddito lordo disponibile, al contrario è tra i più bassi se facciamo un calcolo tenendo come fattore predominante la popolazione. Per quanto riguarda le aziende le passività finanziarie si sono lievemente ridotte, infatti le aziende italiane sono tra le meno indebitate.

Il confronto con la Germania. Quasi inconsapevolmente il nostro metro di confronto rimane la locomotiva d’Europa, ossi la Germania. Un paese che non sta vivendo un momento facile, l’economia italiana sembra brillare di più rispetto a quella germanica. Le motivazioni sono molteplici: prima della pandemia era in crisi il settore auto, la situazione è peggiorata con la carenza dei componenti, il quadro è diventato a tinte più fosche grazie ad una campagna vaccinale molto poco incisiva; fattori che hanno danneggiano il paese. Probabilmente i terreni accidentati di questi anni stanno favorendo l’agile economia del Bel Paese abituata da sempre a molteplici scenari a differenza di quella tedesca. La Commissione Europea ha stimato che il Pil italiano in questo anno avrà un +6,2% di crescita, quello tedesco ha subito una flessione arrivando a +2,7%. La crescita italiana è arrivata nonostante le strozzature delle forniture internazionali, grazie, però, ad un sistema produttivo flessibile ed una elevata diversificazione.

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