Per Active ageing si intende il processo di invecchiamento attivo delle persone teso al mantenimento efficace delle capacità fisiche, intellettive, lavorative e sociali.

In questi anni si è imposta una rappresentazione idealizzata dell’ultima fase dell’esistenza come ‘seconda giovinezza’, ‘età liberata’, con riferimento sia alla possibilità di beneficiare di condizioni di piena efficienza fisica e piacevolezza estetica, sia della raggiunta indipendenza dalle responsabilità lavorative e familiari.

Gli over 65enni di oggi nella maggioranza dei casi aderiscono e incarnano il modello dell’active ageing caratterizzato dall’affermazione di uno stile di vita iperattivo ed edonista finalizzato al prendersi cura di sé, alla conservazione di uno stato di benessere psicofisico, ma anche alla ricerca di nuove forme di ‘realizzazione del sé’. Si diffondono così nuovi e vecchi hobby – quali il giardinaggio, i giochi di carte e il bridge, l’attività fisica come lo yoga e il pilates, ecc. – che diventano dei veri e propri momenti di piena dedizione a se stessi, da difendere anche in maniera decisa dall’intrusione di figli e nipoti.

All’interno di questo nuovo stile di vita la cura estetica è percepita quasi come un ‘obbligo morale’ perché finalizzata alla conservazione di un’immagine socialmente accettabile e dunque diventa un requisito per continuare a sentirsi pienamente parte della comunità che si frequenta.

L’Istituto Episteme srl ha realizzato per Axa Mps una ricerca con 1000 interviste a un campione evoluto della popolazione italiana di 45-74enni, collegata a questo desiderio di mantenersi ‘giovani’ e attivi il più a lungo possibile, e la quasi totalità del campione, ben l’89,8%, dichiara di sentirsi più giovane della propria età anagrafica, non è tuttavia meno significativo che un rispondente su due riconosca di non sopportare l’idea di invecchiare fisicamente: il rapporto con gli anni che passano si mostra dunque essere un nodo problematico nella vita degli italiani.

Il fenomeno dell’active ageing sembra così destinato, nella sua evoluzione, a confrontarsi con una tappa fondamentale: l’elaborazione a nuovi modelli culturalmente sostenibili. Si tratta di colmare un vuoto simbolico e delineare un nuovo ruolo sociale come nuova sintesi. Che è una mediazione tra l’onnipotenza della prospettiva del ‘forever young’, cioè l’utopia di voler rimanere giovane per sempre e la rappresentazione ormai superata della figura del vecchio saggio, che invece, diventa spettatore e protagonista della vita pubblica.

Per la realizzazione di questi processi diventa fondamentale che l’intera società si impegni a promuovere l’invecchiamento attivo attraverso un ripensamento generale della terza e della quarta età, sia in termini di competenze e capacità che possono venir messe dagli anziani al servizio della collettività, sia in termini di servizi e di prodotti specifici a sostegno di una partecipazione sociale piena, per quanto modellata sulle caratteristiche proprie a ogni età.

In realtà cosa stiamo dicendo che se oggi la vita media è pari a 78 anni, il futuro ci sta proiettando verso un’aspettativa di vita pari a 119 anni, con un cambiamento di tutte le varie tappe di vita.

evoluzione di vita

Si vive più a lungo e per questo si va in pensione più tardi, perciò nasce un bisogno: esigenza di protezione.

Che ci porterà ad un inversione dei conti. Il risparmio che eravamo abituati a creare da giovani, da anziani sarà modificato in consumi, che dovranno durare più a lungo.

inversione dei conti

Nasce ancora più forte oggi l’esigenza di pianificazione per poter avere una tranquillità futura.

 

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