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Formazione e lavoro, il segreto per diventare ricchi

Lo dice una ricerca fatta su un gruppo di milionari, a fare la differenza sono il lavoro e la formazione

Delle abitudini degli ultra ricchi cosa ne sappiamo? Lo rivela un’intervista fatta dalla Cnbc, quello che salta all’occhio è senza dubbio il fatto che per diventarlo bisogna lavorare duro e nulla viene regalato. 

Ho passato cinque anni a studiare le abitudini di 233 milionari – 177 di loro si sono fatti da soli – per scoprire come usano il loro tempo. Sulla base della mia ricerca, ho identificato sei principi che tutti condividevano che li hanno aiutati a costruire ricchezza. – scrive il documentarista. 

Tra i segreti principali sicuramente il continuo apprendimento:

Per i milionari che ho intervistato, l’apprendimento e l’auto-miglioramento erano le massime priorità. Il quarantanove percento ha riferito di aver impiegato alcuni minuti ogni giorno per imparare nuove parole e il 61% ha condiviso di aver praticato nuove abilità (ad esempio, uno sport o una lezione online) per un minimo di due ore al giorno. Un altro 63% ha dichiarato di aver ascoltato audiolibri durante i loro spostamenti di lavoro.

Ascolta, parla poco

Una strategia che è emersa molte volte durante le mie interviste è stata la “regola dell’ascolto 5: 1”. In contesti di gruppo, per ogni minuto in cui parlavano, i milionari ascoltavano per cinque minuti. Ciò li ha aiutati a rafforzare i loro rapporti di lavoro e ottenere una serie di prospettive diverse su un determinato problema.

La moneta Cinese, lo yuan, cade ai minimi storici dopo la fuga in massa degli investitori esteri. Lo yuan offshore (la valuta scambiata fuori dalla Cina) si è deprezzato oltre il valore di 7,3 per dollaro, scendendo ai livelli più bassi da quando i dati sul commercio offshore sono diventati disponibili nel 2011, dopo che la People’s Bank of China ha fissato il punto medio più basso nel 2008. Lo yuan si è anche indebolito all’indomani del Congresso del Partito Comunista, che ha visto il presidente Xi Jinping consolidare il suo potere in una mossa che gli analisti hanno interpretato come la continuazione della politica Covid Zero, che sta pesando sull’economia e sui mercati in seguito ai continui lockdown in corso su diverse megalopoli. Gli investitori hanno reagito a dati economici interni contrastanti, con il Pil cinese in crescita più del previsto nel terzo trimestre, principalmente a causa della forte attività manifatturiera, mentre le vendite al dettaglio, le esportazioni, i prezzi delle case e il mercato del lavoro del Paese si sono indeboliti a settembre.

L’Eni punta all’idrogeno ma il settore oil continua a dare carburante ai conti. In effetti, Eni è già il principale produttore e consumatore di idrogeno in Italia. E adesso, con South Italy Green Hydrogen, la joint venture creata insieme ad Enel Green Power per portare avanti lo sviluppo dei progetti legati all’idrogeno, risulta anche tra i beneficiari italiani di un finanziamento pubblico autorizzato dalla Commissione europea nell’ambito del progetto europeo Ipcei Hy2Use. Una notizia importante. Infatti, il supporto pubblico europeo ha una capacità di fuoco fino a 5,2 miliardi di euro per sostenere tra tutti i Paesi membri la ricerca e l’innovazione, la prima applicazione industriale e la costruzione delle relative infrastrutture nella catena del valore dell’idrogeno. South Italy Green Hydrogen realizzerà due impianti: uno all’interno della bioraffineria di Gela, dove sarà installato un elettrolizzatore da 20 Mw, e l’altro nelle vicinanze della raffineria di Taranto, dove sarà installato un elettrolizzatore da 10 Mw, entrambi con tecnologia Pem.

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