Dopo la pandemia

Dopo la pandemia il mondo cambierà, gli esperti ne sono convinti

Dopo la pandemia

Dopo la pandemia cambieranno limiti ed orizzonti, gli esperti provano a tracciarne di nuovi sicuri che niente sarà più come prima.

«È la fine della globalizzazione? Così come l’abbiamo conosciuta è morta e sepolta. Dobbiamo prendere confidenza con il termine glocal. Si ragionerà per bio regioni, aree anche sovranazionali con particolare omogeneità e vocazione industriale, agricola e culturale. Stiamo delineando i confini per valorizzare le attività, le produzioni, gli scambi all’interno con il massimo delle connessioni con il resto del mondo.»

Parola di Jeremy Rifkyn, specialista dell’economia applicata all’ecologia. I cambiamenti che abbiamo visto in questi giorni si ripercuoteranno sul prossimo futuro e gli esperti mondiali provano a delinearlo.

Il dopo pandemia

Che il mondo cambierà ne sono certi tutti, tra questi anche Black Rock. Larry Fink Ceo della banca d’investimento statunitense lo ha scritto in una lettera agli azionisti.

«le persone in tutto il mondo stanno ripensando il modo in cui lavorano, fanno acquisti, viaggiano e risparmiano».
«Per questo al termine di questa crisi il mondo sarà diverso: cambierà la psicologia degli investitori, il modo di fare business e di consumare, faremo conto molto di più sulle nostre famiglie e sugli altri per assicurare la nostra sicurezza».

«Per quanto drammatica questa crisi possa essere, credo che l’economia recupererà in modo deciso anche perché le banche centrali stanno agendo molto in fretta per affrontare i problemi del mercato del credito e i governi stanno prendendo misure aggressive per utilizzare la leva fiscale e della spesa».

In altre parole, secondo Fink, la velocità e le caratteristiche della reazione alla pandemia stanno facendo tesoro dell’esperienza della grande crisi del 2008. E le autorità monetarie e fiscali non debbono affrontare le stesse difficoltà strutturali che si erano presentate nel decennio passato.

«Il rischio è che il peso di questa crisi cada soprattutto sulle spalle dei più deboli». «Il nostro settore — dice Fink — continuerà nel suo trend di consolidamento, diminuzione delle commissioni applicate al cliente e trasformazione tecnologica». Questo è considerato l’aspetto cruciale perché «la tecnologia dovrà essere pienamente integrata nella relazione e nel contatto con i clienti così come nel produrre le intuizioni giuste dal punto di vista delle scelte di investimento».

crediti: A&F di Repubblica, Corriere della Sera

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